Supporto psichico e Aiuto psicologico di LineAmica
 
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SERVIZIO
 
IL COUNCELLING TELEFONICO DI LINEAMICA

Le persone che chiamano non si considerano persone che hanno una patologia, che hanno un sintomo, ma si reputano persone che hanno voglia di comunicare, di condividere con qualcuno un proprio stato d'animo. In una società dove le emozioni non sono la forza della ragione ma delle pericolose sabbie mobili da evitare, le situazioni depressive e la solitudine, intesa come desertificazione delle relazioni, degli affetti, sono tra i principali motivi della persona che telefona. Il servizio del telefono amico rappresenta la manifestazione di una solitudine molto silenziosa che non trova sbocco nei servizi pubblici. Si scopre che spesso presenta grosse fra-gilità chi ha un ruolo in società dove non è possibile mo-strare, manifestare debolezze o persone che non hanno af-fetti stabili, che non hanno una famiglia di riferimento, per-sone che si sentono inutili.

LineAmica offre un servizio generalizzato che non si pone come esperto di settore ma come una persona qualunque in grado di fornire, attraverso il counselling, attenzione, ascolto e solidarietà. È il "buon vicino" dove, attraverso un dialogo comune è possibile costruire una rete di rapporti che nella società odierna appare sempre più fragile. L'operatore ascolta, orienta, si propone con affetto, con una partecipa-zione e comprensione che va oltre i normali rapporti te-lefonici fra estranei; cerca di costruire, innanzitutto, una re-lazione di fiducia, d'empatia. Quando il disagio non è ma-lattia, quando il malessere non diventa depressione, quando non si è in presenza di patologie che devono essere af-frontate adeguatamente e specificatamente, allora vedere riconosciuto un valore, sperimentare un'identità di vedute può essere già di per sé terapeutico.

Il counselling telefonico non dà consigli ma dà delle risposte a dei bisogni, che non sono i bisogni sui contenuti, ma i bisogni sulla relazione. L'azione della consultazione tele-fonica non consiste nel proporre soluzioni, quanto nel lavoro con l'altro sul tipo di bisogno, il permettere alla persona di riattivare le energie, le potenzialità che possiede. Non fornisce consigli o soluzioni ai problemi ma cerca di aiutare la persona, attraverso il dialogo, ad elaborarli. Le soluzioni dei problemi sono spesso dentro chi li presenta, l'altro può solo facilitarne la comprensione. Il counselling ha il compito di aiutare l'utente a gestire il problema, ren-dendolo in grado di assumersi le responsabilità d'eventuali scelte, deve restituire alla persona l'autonomia, un maggior senso di dignità e autostima.

La comunicazione telefonica, poiché focalizzata sulla relazione tra due voci, permette di costruire un contesto relazionale, meno intenso rispetto al faccia a faccia ma con un rapporto pregnante e personalizzato che consente di comprendere, di capire qualcosa di più. È ridotto il timore del confronto perché non vediamo l'altro e, grazie anche all'anonimato, le difese in qualche modo cadono. L'anoni-mato consente una maggiore libertà d'espressione, senza vincoli ed inibizioni, garantisce all'altro la possibilità di raccontarsi come crede, di raccontare di sé nei tempi e nei modi che desidera. C'è anche l'anonimato del volontario che non si racconta e che concede a chi chiama la possibilità di immaginarlo come meglio crede, lasciando la possibilità di proiettare sull'altro, sul volontario, tutte le proprie attese, tutti i propri bisogni, le immagini, le rappresentazioni.

Le azioni comunicative tipiche del counselling sono l'ascolto, la conversazione, la costruzione del problema con l'altro, l'accoglienza delle emozioni. Chi chiama racconta, elabora, costruisce il problema. L'operatore deve essere una persona in grado di gestire la dimensione affettiva della telefonata, deve ascoltare le emozioni per poi utilizzarle nel lavoro di ascolto. La persona prima di essere capita ha un bisogno forte d'essere accolta, riconosciuta nella sua condizione di disagio. Durante la conversazione telefonica avviene quindi uno scambio emozionale più che verbale dove assume gran-de importanza l'espressività che accompagna le parole di chi chiama. Il racconto non è fatto solo di parole ma di frasi interrotte, silenzi, mormorii, respiri che cambiano ritmo. La voce, per l'operatore, è realmente lo strumento di lavoro; il tono, a differenza delle parole che spesso mascherano il racconto per arricchirlo di fantasie, rivela la realtà psicologica di chi parla.

 

 
 
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